Stati Generali, Tutti pazzi per l’italiano è la quarta lingua più studiata

L’italiano è la quarta lingua più studiata nel mondo dopo l’inglese, lo spagnolo e il cinese e in crescita esponenziale. Questo il dato diffuso durante gli Stati generali della lingua italiana nel mondo, che si sono svolti a Firenze il 17-18 ottobre 2016. La nostra lingua è sempre più amata e diffusa, e i numeri lo dimostrano: nel biennio 2015/16, oltre 400 mila studenti in più rispetto al biennio precedente, hanno iniziato a studiare l’italiano il cui interesse continua a essere legato alla passione per l’arte e la cultura. Negli ultimi anni tuttavia, una forte attrazione è esercitata anche dal Made in Italy in tutte le sue forme, dalla moda al design, fino al cibo e al vino. La seconda edizione di questa iniziativa del Ministero degli Esteri fa un bilancio dei passi avanti nella diffusione dell’italiano nel mondo, oggi studiato da quasi 2 milioni e mezzo di persone all’estero. In base ai dati diffusi durante gli Stati generali, nell’anno scolastico 2014/2015 sono stati 2 milioni 233 mila 373 gli studenti stranieri di lingua italiana nel mondo. Un numero che gli esperti considerano “estremamente imponente” e che segna “un incremento notevole” rispetto al milione e 700 mila studenti del 2013/14 e al milione 522 mila dell’anno scolastico 2012/13. Secondo le statistiche, la maggioranza assoluta degli studenti di italiano nel mondo (il 55%) studia la nostra lingua a scuola, mentre 324.386 persone lo fanno in contesti diversi da quelli scolastici.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, tirando le conclusioni dei due giorni di riflessioni, ha parlato della ricchezza e del futuro della cultura italiana: “Italofonia e italofilia sono percorsi sempre più paralleli e fra loro interconnessi. A ragion veduta, il dibattito – nei decenni – si è allargato fino a ricomprendere un’idea estesa della suggestione della civiltà italica, delle sue varie sfaccettature, antiche e moderne e contemporanee, che essa può offrire. Un’idea lontana dall’arroccamento identitario, e protesa piuttosto a offrire alle altre culture il portato dell’esperienza, della bellezza accumulate in millenni. Proporre la “qualità Italia” è la sfida di fronte a noi: proporre, cioè, l’umanesimo che deriva dalla nostra cultura, dal modo di vivere, di lavorare; il patrimonio cumulato nella nostra storia accompagna l’evoluzione della società”.

Il presidente del consiglio Matteo Renzi ha aperto Gli Stati Generali della Lingua Italiana nel mondo ricordando come con la legge di stabilità si siano investiti soldi nelle scuole per l’italiano all’estero, ma di come serve una gigantesca scommessa culturale sul made in Italy. “È un numero strepitoso (due milioni e 300mila persone nel mondo), ma ancora molto piccolo rispetto agli altri (il paragone con i francesi non regge). In Cina ci sono 54 applicazioni per studiare l’italiano ma questo percorso non può essere giocato sulle leggi dei grandi numeri. Dove sta allora la chiave di un possibile sviluppo? In un grande investimento sull’Italia nel mondo: è vero che siamo solo 60 milioni, ma nella graduatoria dei marchi commerciali l’italiano è la seconda lingua utilizzata – ha proseguito – questo da una parte implica dei problemi perché si definisce con espressione italiana anche ciò che italiano non è. Ne facciamo le spese nel campo agroalimentare: il parmesan contro il parmigiano. Accanto a questo aspetto problematico ci sono anche dei lati da sfruttare. Nel marchio italiano è contenuta un’evocazione di bello che è positiva dal punto di vista commerciale. È la stessa ambivalenza che è contenuta nella parola crisi, momento di difficoltà ma anche di opportunità”.

(Fonte Agi)