La straordinaria opportunità della Cina per la ricerca scientifica italiana. Intervista esclusiva al Professor Bernardino Chiaia, Vice Rettore all’Internazionalizzazione del Politecnico di Torino

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Si è recentemente tenuta, con la partecipazione di oltre 50 ricercatori e professori italiani, la prima Giornata della Ricerca Italiana in Cina organizzata dalla nostra Ambasciata a Pechino.

La Cina è il secondo paese al mondo, dietro ai soli Stati Uniti, in termini di investimenti in ricerca, ora al 2,25% del PIL, e la presenza dei ricercatori italiani negli ultimi anni è cresciuta sia in termini quantitativi che qualitativi. Pechino e Shanghai, grazie ad un’ottima disponibilità di risorse finanziarie e infrastrutture scientifiche di primissimo livello, sono ormai due tra i più importanti poli della ricerca a livello mondiale. La Cina, oggi sempre più aperta all’internazionalizzazione, è una meta sempre più interessante per i giovani talenti italiani, definiti dall’Ambasciatore Sequi “la migliore testimonianza dello spirito di intraprendenza e di innovazione nonché della curiosità intellettuale che l’Italia esporta in tutto il mondo”.

La Cina è una straordinaria opportunità per i singoli ricercatori, ma anche per tutto il sistema italiano della ricerca grazie all’attivazione di ambiziosi progetti bilaterali, che coinvolgono numerose Università italiane. I settori in cui le collaborazioni hanno maggior successo sono la fisica nucleare, la fisica delle particelle, la medicina, le scienze dei materiali, i beni culturali, l’architettura e l’ingegneria. Il che si traduce anche in un cospicuo numero di studenti cinesi iscritti nei nostri Atenei. Ne abbiamo parlato con il Professor Bernardino Chiaia, Vice Rettore per l’Internazionalizzazione del Politecnico di Torino dal 2015 e, precedentemente delegato Vice Rettore per la Didattica dal 2005 al 2011.

Quali sono i progetti più significativi che il Vostro Ateneo ha realizzato in collaborazione con Università cinesi?  Prima di tutto il progetto POLITONG, fortemente voluto ormai oltre 10 anni fa dall’allora Ministro dell’Università e della Ricerca Moratti in collaborazione con il Politecnico di Milano e la Tongji University di Shanghai. L’iniziativa prevede prevalentemente uno scambio in ambito didattico: alcuni nostri docenti sono inviati come professori all’Università di Tongji per svolgere un periodo di docenza di 2-3 mesi, mentre alcuni dei nostri studenti più meritevoli possono trascorrere due semestri a Shanghai sostenuti da nostre borse di studio. Attualmente il progetto è prevalentemente didattico, ma il mio obiettivo è di focalizzarlo maggiormente sullo sviluppo della ricerca.  Inoltre dal 2015 abbiamo un accordo molto importante con la South China University of Technology (SCUT) di Guangzhou con la quale abbiamo realizzato il South China-Torino Collaboration Lab, che vuole essere una piattaforma multidisciplinare mirata a mettere in rete aziende, pubbliche amministrazioni e università italiane e cinesi. Il progetto sta funzionando molto bene negli ambiti dell’Ingegneria dell’Autoveicolo e dell’Architettura. Collaboriamo poi con le Università di Nanchino e di Luoyang sul progetto Smart Cities, finalizzato a trovare soluzioni ai problemi delle grandi metropoli attraverso l’applicazione delle nuove tecnologie alle tecniche più tradizionali.

Quali sono i progetti più significativi che coinvolgono i Vostri ricercatori italiani in Cina? Oggi due nostri giovani ricercatori risiedono stabilmente in Cina per sviluppare sinergie di ricerca in ambito automotive e architettura e un nostro docente, il Professor Roberto Pagani, è stato nominato addetto scientifico presso il Consolato italiano di Shangai. Ricordo anche il progetto EC2, voluto dal nostro Ministero dell’Ambiente, volto a supportare gli sforzi del governo cinese di dare vita ad un settore energetico più sostenibile, efficiente e rispettoso dell’ambiente. Concretamente abbiamo creato un Europe-China Clean Energy Center per promuovere e aumentare l’uso dell’energia pulita in Cina e supportare, attraverso la costituzione di un centro di eccellenza, i policy maker cinesi e ad altri attori del settore energetico, sia cinesi che europei.

Quanti studenti cinesi sono iscritti presso il Politecnico di Torino? Quali facoltà sono più seguite? Oggi abbiamo circa 1100 studenti cinesi immatricolati, suddivisi fra le facoltà di Ingegneria e Architettura, a livello di laurea triennale, magistrale e dottorato. Ci sono circa 250 nuovi iscritti cinesi ogni anno e globalmente essi rappresentano il 24% della popolazione internazionale del nostro Ateneo. La maggior parte di loro segue i corsi in lingua inglese, ma sta aumentando l’interesse verso quelli tenuti in lingua italiana.

Quali sono le difficoltà maggiori che incontrate con questi studenti? C’è un gap culturale ancora importante, aggravato spesso da una frequente timidezza dei ragazzi e dalla loro tendenza ad associarsi in comunità cinesi isolate. Stiamo investendo molto sui corsi di lingua e cultura italiana loro dedicati in modo che possano seguire gli studi in modo più proficuo e soprattutto inserirsi, successivamente, nelle attività di stage e tirocinio che apriranno loro opportunità professionali. L’obiettivo dell’inserimento nel mondo del lavoro è infatti imprescindibilmente legato ad una buona conoscenza della lingua e della cultura italiana. Stiamo investendo su attività mirate a contrastare la tendenza di questi studenti all’isolamento, favorendo l’interazione con i loro colleghi italiani e internazionali.

Avete mai pensato di appoggiarvi a strutture private esterne per l’erogazione di corsi di lingua italiana propedeutici ai vostri programmi accademici? Abbiamo sviluppato collaborazioni con la rete Dante Alighieri, con l’Università di Torino e con le Università per Stranieri di Siena e di Perugia, ma non in modo sistematico. Potremmo prendere in considerazione la possibilità di farlo anche con il settore privato. Per noi è importante che si agisca non solo sulla lingua, ma anche sulla mediazione culturale e sull’integrazione.

Quali sono le azioni messe da Voi in atto per incentivare la presenza degli studenti cinesi a Torino? Per prima cosa, abbiamo in staff due persone che parlano il cinese a livello professionale nel nostro Ufficio Internazionalizzazione, in modo da garantire un’adeguata accoglienza degli studenti e una gestione ottimale dei rapporti con i partner in Cina. Ci avvaliamo poi della collaborazione della Professoressa Chen Qiuping, una nostra docente cinese che svolge anche un ruolo di mediazione culturale ed è un importante punto di riferimento per la comunità cinese del nostro Ateneo. Offriamo, inoltre, un servizio di supporto nella ricerca degli alloggi attraverso il nostro Ufficio Accoglienza e abbiamo stipulato una convenzione con il CUS,  in modo che i ragazzi possano praticare, assistiti da personale professionista, attività sportive a tariffe calmierate. Per farli sentire a casa abbiamo addirittura predisposto un menù cinese nella nostra mensa studenti. Sosteniamo, infine, attivamente le iniziative dell’Associazione degli Studenti Cinesi del Politecnico di Torino in modo che, a loro volta, ci aiutino ad accogliere ed orientare i nuovi arrivati nella nostra comunità studentesca. Dal punto di vista del marketing istituzionale partecipiamo alle tradizionali fiere di settore in Cina, ma negli ultimi due anni ci siamo organizzati per svolgere i test di ammissione direttamente a Pechino e Shangai. Quest’iniziativa ha avuto molto successo e, soprattutto, ha prodotto un incremento della qualità degli studenti, attraendo quelli più motivati e talentuosi. Nel mio mandato come vicerettore abbiamo anche nominato Delegato per la Cina l’Architetto Professor Michele Bonino, grande appassionato di cultura e architettura cinese il quale, assicurandoci una presenza assidua in Cina, ci aiuta moltissimo a consolidare i rapporti con le Università partner.

Quali saranno le nuove sfide per il futuro? Ha in mente qualche progetto speciale? Mi piacerebbe riuscire ad organizzare i nostri test di ammissione anche nella Provincia di Guangdong che, con la città di Canton e Shenzen, rappresenta oggi il maggior centro produttivo dell’elettronica di consumo a livello mondiale. Stiamo lavorando alla creazione di un’entità legale del Politecnico di Torino in Cina per semplificare le problematiche amministrative legate ai nostri servizi di consulenza e trasferimento tecnologico. Vorrei anche sviluppare un’attività di mediazione culturale per facilitare le relazioni con i nostri studenti. Ricordo, anche, che è entrato a far pare del CDA del Politecnico di Torino Alberto Bradanini, già Ambasciatore italiano a Pechino, che con il suo Centro Studi sulla Cina Contemporanea spero possa darci un grande contributo, soprattutto negli ambiti “non tecnici” complementari al Politecnico. Ci lamentiamo spesso della fuga dei nostri talenti italiani e ci dimentichiamo della grande opportunità rappresentata dai talenti esteri che riusciamo ad attrarre e non sempre a trattenere. La nostra sfida formativa non sarebbe perduta se riuscissimo a compensare la fuga di cervelli italiani trattenendo in Italia i talenti stranieri con la creazione, anche attraverso il contributo della Cina, di nuove opportunità professionali per il nostro Paese. I cinesi amano moltissimo vivere in Italia e sarebbe importante trovare le modalità per farci restare gli studenti più talentuosi, magari incentivandoli ad aprire nuove attività imprenditoriali attraverso il nostro progetto di Incubatore di Imprese Innovative. Si attiverebbe sicuramente un circolo virtuoso che avrebbe ricadute molto positive sull’economia locale e nazionale.