La Germania e gli “italiani della porta accanto”. Intervista esclusiva al Professor Luigi Reitani, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Berlino

Ogni anno 10 milioni e mezzo di tedeschi trascorrono le proprie vacanze in Italia. I due paesi hanno relazioni economiche strettissime: la Germania è il primo partner commerciale dell’Italia; l’Italia il sesto della Germania. Nel 2016 l’interscambio tra i due paesi ha superato i 112,1 miliardi di euro. Gli italiani in Germania sono la terza comunità straniera dopo quella turca e polacca (611.450, secondo l’ufficio federale tedesco di statistica) e si assiste oggi a una nuova mobilità intellettuale e studentesca che tocca in particolare Berlino. I tedeschi sono praticamente cresciuti con gli “italiani della porta accanto” e ne apprezzano la cultura, in primis la cucina. Lo scambio fra i due paesi è molto forte, intensificato dalla reciproca presenza di centri culturali: ci sono 5 Istituti Italiani di Cultura in Germania e 7 Goethe-Institute in Italia. Abbiamo parlato di questo rapporto così profondo con il Professor Luigi Reitani, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Berlino e precedentemente Ordinario di Letteratura tedesca all’Università di Udine.

Perché i tedeschi nutrono una passione così forte per l’Italia? Per rispondere a questa domanda bisognerebbe scrivere un libro. L’Italia è fondamentale per la cultura tedesca. Basti pensare a Goethe, che ha descritto l’esperienza del suo viaggio nel nostro paese come un momento di svolta, di conquista di una nuova identità. Dall’epoca classica a quella contemporanea l’Italia ha esercitato una straordinaria attrattiva sui tedeschi. Qui si sente il desiderio e la nostalgia dell’Italia. È un legame storico e culturale fortissimo, rinforzato dalla massiccia presenza dei nostri connazionali. La comunità italiana, infatti, è la terza per dimensioni e la nostra cucina è molto popolare, al punto che nei quartieri delle grandi città forse quattro ristoranti su dieci sono italiani.

Quali sono le azioni da Lei svolte per sviluppare la promozione della lingua italiana in Germania? Prima di tutto investiamo sull’organizzazione di corsi di altissima qualità, avvalendoci di docenti altamente qualificati, in possesso di Dottorati e Master in Didattica della lingua italiana come LS e L2. Il nostro livello di specializzazione diversifica molto la nostra offerta dai corsi erogati da altri enti che operano a Berlino e questo ci premia. Nel 2016, infatti, abbiamo avuto 450 studenti. In questo ambito siamo riconoscenti al contributo offerto dalle scuole ASILS che permettono a molti studenti di seguire a tariffe estremamente agevolate un corso in Italia. Indirizzare i nostri studenti verso scuole che garantiscono serietà e qualità dei servizi è molto importante per noi e lo è per i tedeschi, che apprezzano gli istituti che appartengono ad associazioni deputate a garantirne il rigore. La promozione della lingua è intrinsecamente legata alla diffusione della cultura italiana. A tal fine organizziamo, spesso in collaborazione con l’Ambasciata Italiana e l’ENIT, cicli di manifestazioni volte alla conoscenza del nostro Paese e del suo territorio. Promuovere la nostra cultura significa promuoverne il turismo e l’economia. È soprattutto contribuire alla creazione di un’identità europea, superando pregiudizi e stereotipi. Le nostre attività mirano ad una narrazione dell’Italia nel suo complesso, mostrandone eccellenze e contraddizioni.

Da cosa deriva questo Suo approccio? Tra l’altro anche dall’esperienza di fondatore e direttore del Centro interdisciplinare di ricerca sulla pace IRENE. Era un progetto internazionale dell’Università di Udine. Organizzavamo eventi e ricerche intorno all’idea di pace, intesa non solo come assenza di conflitti, ma come equilibrio sociale. Erano coinvolti esperti di svariate discipline, che spaziavano dall’economia alle scienze sociali, dal diritto all’arte. Abbiamo anche accarezzato l’idea di creare un corso di Laurea per mediatori di pace, ma purtroppo sono mancati i fondi per realizzarlo.

Tornando a Berlino, qual è il pubblico di riferimento del Vostro Istituto? Varia a seconda degli eventi proposti, ma riusciamo ad avvicinare perlopiù tedeschi di tutte le fasce generazionali, in particolare donne. Proponiamo in media due eventi a settimana e cerchiamo di diversificare le nostre attività in modo da non cristallizzarci. Vogliamo raggiungere il maggior numero possibile di persone e in questo momento stiamo investendo molto sulla comunicazione attraverso i social.

Quali iniziative hanno maggior successo presso il Vostro pubblico? A Berlino è davvero difficile a dirsi. È una città in cui l’offerta culturale è ricchissima e ci sono decine di istituzioni che organizzano eventi di grande rilievo. Programmando le cose con largo anticipo non è sempre possibile prevedere che cosa farà la “concorrenza”. A volte iniziative straordinarie non danno le risposte attese perché, nello stesso giorno, in città sono programmati altri eventi di forte impatto e l’attenzione rischia di essere dirottata altrove. Siamo comunque orgogliosi del fatto che nelle nostre iniziative, in media, riusciamo a coinvolgere tra le 80 e 100 persone e riusciamo a farlo con una certa continuità. Abbiamo visto che funzionano bene i programmi che prevedono cicli di incontri tematici: ne abbiamo organizzati sulla letteratura italiana, presentando autori appena tradotti in tedesco; sulla filosofia italiana, invitando intellettuali del calibro di Cacciari, Bodei e Cerutti; confronti fra cultura italiana e tedesca, mettendo in parallelo autori di entrambi i paesi. Abbiamo visto che hanno un buon riscontro gli incontri su tematiche storiche, mentre è un po’ più difficile promuovere l’arte contemporanea, anche se dipende sempre dalla notorietà dell’ospite. Sicuramente l’idea della ciclicità è vincente perché fidelizza un pubblico per un certo numero di eventi. Proprio in questo periodo abbiamo iniziato una rassegna cinematografica all’aperto, nel cortile del palazzo dell’Ambasciata italiana. Questo evento sta riscuotendo un successo strepitoso, anche per l’opportunità di entrare in un ambiente solitamente non accessibile al pubblico.

Qual è il progetto che Le sta più a cuore? La rassegna Dedica, con cui cerchiamo di parlare dell’Italia attraverso un suo protagonista, presentato in più forme secondo la logica della ciclicità e dell’interdisciplinarità: incontri, spettacoli, convegni, mostre. Per me è molto importante l’idea del mosaico, in cui ogni tessera è costituita, per così dire, da un diverso materiale. Quest’anno il protagonista di Dedica è stato Claudio Magris.

Quali sono le maggiori sfide del Suo lavoro?  Elaborare un programma all’altezza del dinamismo di Berlino e trovare strategie di promozione efficaci.

Qual è stata la soddisfazione più grande? Trovare una grande squadra di collaboratori competenti e appassionati e un’ottima intesa con l’Ambasciatore Pietro Benassi, che sostiene le nostre iniziative e ci permette di lavorare in un clima sereno e costruttivo. Quello che mi emoziona di più è avere l’opportunità di conoscere persone straordinarie. L’incontro con Don Luigi Ciotti, ad esempio, rimarrà impresso nella mia memoria.