La Festa del Corpus Domini

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Domenica 18 giugno, in Italia, ricorre la festa del Corpus Domini, una delle principali solennità dell’anno liturgico cattolico, istituita ad Orvieto da papa Urbano IV nel 1264. Si rievoca la liturgia della Giovedì Santo ed i fedeli sono invitati ad adorare Gesù vivo e vero, presente nell’ostia consacrata. La celebrazione prevede normalmente che un’ostia consacrata venga portata in processione, racchiusa in un ostensorio sotto un baldacchino, per essere esposta alla pubblica adorazione.

Le origini della ricorrenza affondano nel Medioevo quando, nel 1208, la Beata Giuliana di Retìne, priora del Monastero di Monte Cornelio di Liegi, durante un’estasi vide il disco lunare risplendente deformato da un’ombra scura e lo interpretò come mancanza, per la Chiesa del suo tempo, di una solennità in onore del Santissimo Sacramento.  Il suo direttore spirituale presentò al vescovo di Liegi la richiesta di introdurre nella diocesi una festa in onore del Corpus Domini e questa venne accolta nel 1246, anche per la volontà di contrapporsi alle tesi di Berengario di Tours che, in quegli anni, sosteneva che la presenza eucaristica di Cristo non fosse reale, ma solo simbolica.

La solennità fu estesa a tutta la chiesa da Papa Urbano IV, dopo il cosiddetto Miracolo eucaristico di Bolsena, avvenuto durante il pellegrinaggio a Roma di un sacerdote boemo, che aveva perso la fede nella reale presenza di Gesù nell’ostia e nel vino consacrati. Secondo la tradizione, il sacerdote si era fermato a Bolsena e, durante la celebrazione della messa nella Chiesa di Santa Cristina, l’ostia aveva cominciato a sanguinare macchiando il marmo del pavimento e dei gradini dell’altare. Il Papa, verificata la veridicità del racconto e recuperate le reliquie (oggi conservate nel Duomo di Orvieto), dichiarò la soprannaturalità dell’evento e, per ricordarlo, estese a tutta la cristianità la solennità nata nella diocesi di Liegi. Per custodire le reliquie del miracolo iniziò la costruzione, a partire dal 1290, del Duomo di Orvieto.

Oggi in quasi tutto il mondo cattolico il Corpus Domini si celebra il giovedì successivo alla solennità della Santissima Trinità, ma in alcuni paesi, fra cui l’Italia, la domenica successiva. Tuttavia a Orvieto, dove fu istituita, e a Roma, dov’è presieduta dal Romano Pontefice, la celebrazione si svolge il giovedì.

In alcune località italiane i festeggiamenti assumono una dimensione davvero spettacolare. A Camaiore, in Toscana, è viva la tradizione dei tappeti di segatura (pula nel dialetto locale) realizzati da gruppi di artigiani nella notte tra il sabato e la domenica. Si tratta di veri e propri quadri, lunghi fino a 200 metri, che vengono posizionati sulle strade del centro storico. Queste opere d’arte a cielo aperto vengono realizzate in una sola notte dai tappetari che si destreggiano tra sagome di compensato intagliato, segatura e colori. All’alba della domenica i tappeti sono pronti per essere ammirati, solo per poche ore prima di essere distrutti dalla processione di fedeli.

San Pier Niceto, in Sicilia, invece, le strade del paese vengono ricoperte da un tappeto ininterrotto di fiori, colori e profumi. Si tratta del recupero di una tradizione popolare del ‘700, che sopravviveva nell’usanza di cospargere di rosmarino, ginestra e petali di fiori le strade lungo le quali si snodava la processione del Corpus Domini.

Sempre in Sicilia, a Messina, durante il Corpus Domini si ripropone anche la tradizione popolare del Vascelluzzo, in memoria di un miracolo compiuto nel 1282 dalla Madonna della Lettera, patrona della città. Viene portato in processione un vascello di legno a tre alberi lungo circa un metro e rivestito di lamine d’argento. Su due dei tre alberi viene fissato un reliquario che contiene una ciocca di capelli della Madonna, normalmente conservata nel Duomo. Secondo la tradizione gli abitanti di Messina, stremati dall’assedio di Carlo I d’Angiò, invocarono l’aiuto della Madonna che fece arrivare, nonostante il blocco navale del Re di Napoli, un vascello carico di rifornimenti alimentari e li salvò.