Hong Kong, la città magica dove Occidente e Oriente s’incontrano. Intervista al Dottor Andrea Giagnoli, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Hong Kong.

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Lo scorso 30 giugno, presso il Comitato della Dante Alighieri di Hong Kong e con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Cultura, si è tenuta la presentazione del libro L’amore è una farfalla, anzi due. Storia di Liang Shanbo e Zhu Yingtai, prima traduzione in italiano di un capolavoro della letteratura cinese. Si tratta di una storia d’amore simile a quella di Giulietta e Romeo, avvenuta nel periodo storico della dinastia Tang, cioè fra il 600 e il 900 d.C. Il progetto nasce dalla passione del biellese Raffaele Micheletti per il libro, conosciuto durante il suo soggiorno di oltre 12 anni ad Hong Kong per motivi di lavoro e che, una volta in pensione, prova il desiderio di far conoscere in Italia la bella storia di Liang Shanbo and Zhu Yingtai e riesce ad ottenere dalla casa editrice in Cina la licenza per la traduzione del libro, dall’inglese all’ italiano, e la stampa. Per la traduzione si affida agli allievi dell’ente di formazione professionale CNOSFAP di Muzzano, che hanno partecipato insieme a due insegnanti alla presentazione. Oggi il libro è in vendita a scopo benefico, per la creazione di un fondo per il diritto allo studio. È davvero una bella storia di integrazione culturale e, non a caso, ha avuto inizio ad Hong Kong, una città incredibile dove davvero Occidente e Oriente si incontrano. Ne abbiamo parlato con Andrea Giagnoli, il giovanissimo ed energico Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Hong Kong.

Com’è vivere ad Hong Kong? È un’esperienza interessante perché la città è molto molto rapida, sempre in evoluzione. È per molti versi un luogo speciale, in cui Occidente ed Oriente s’incontrano, in cui ci si può sentire spaesati, ma poi ritrovare tanti punti di riferimento.

C’è molto interesse per l’Italia lì? Ci sono una buona predisposizione e un forte interesse per il nostro Paese, associato positivamente alla moda, al design, al cibo, ad un inconfondibile stile di vita. Bisogna però sottolineare che, trattandosi di una realtà con una storia profondamente diversa dalla nostra, è inevitabile che la conoscenza dell’Italia resti spesso ad un livello superficiale. Il nostro Istituto svolge molte iniziative di promozione del nostro Paese, che vanno dall’organizzazione di eventi culturali, ad incontri ed iniziative, prevalentemente gratuite, in collaborazione con esponenti del mondo culturale locale, alla facilitazione di scambi a livello accademico, alla concessione di borse di studio per studenti di italiano.

Qual è il Vostro pubblico? Si tratta, in grande prevalenza, di un pubblico locale interessato alla nostra offerta e rappresentato nelle diverse fasce di età, da famiglie con bambini piccoli, a persone di mezza età, a persone più anziane; contiamo invece relativamente pochi esponenti della comunità di expat di provenienza italiana o europea residenti ad Hong Kong. Questo è il risultato anche di una specifica strategia, mirante a far conoscere la nostra cultura a chi ha avuto meno occasione di frequentarla, perché proveniente da una cultura diversa.

Quali iniziative hanno maggior successo? Sono molto apprezzati i nostri concerti, in particolare quelli di musica classica e per pianoforte. Sono poi piuttosto gradite le annuali rassegne di cinema italiano, oltre a conferenze, mostre, eventi nell’ambito del design e della moda.

Qual è il numero delle persone che vengono coinvolte complessivamente nelle vostre attività culturali? Il numero è variabile e dipende da fattori quali la grandezza della sala, il tipo di evento, la pubblicità, il nome dell’artista coinvolto. Per i nostri concerti, in media, registriamo 300-400 persone.

Organizzate anche corsi di lingua italiana? In base agli ultimi dati disponibili, si contano annualmente circa 300 studenti di lingua italiana presso le università di Hong Kong e circa 450 iscritti presso la Società Dante Alighieri. Il nostro Istituto, pur non organizzando direttamente corsi di lingua, opera in stretto contatto con tali preziosi partner, mettendo a disposizione degli studenti biglietti gratuiti per diverse iniziative culturali e borse di studio per corsi di lingua in Italia.

Quali sono le maggiori difficoltà del Suo lavoro? La scarsità degli spazi, che in generale sono molto cari. Dato che l’Istituto non dispone di una propria sala per eventi, necessariamente la nostra programmazione si svolge in altre strutture, che dobbiamo prenotare con diversi mesi di anticipo, a volte anche un anno. Risulta piuttosto problematico conciliare una programmazione a lungo termine con gli impegni degli artisti e dei conferenzieri provenienti dall’Italia, che spesso hanno tempistiche diverse. La sfida principale è quella di lavorare avendo pochi fondi a disposizione in una città fra le più care al mondo. Tuttavia, sono convinto che, grazie anche all’ottima squadra dello staff dell’Istituto e ai contatti stabiliti nel tempo continueremo ad offrire proposte culturali valide e di successo.

Con quali enti locali, pubblici o privati, collaborate principalmente? Collaboriamo molto con le strutture teatrali che ospitano i nostri eventi e che, solitamente, sono gestite dal dipartimento culturale della città. È poi fondamentale la sinergia con le Università, anche se ad Hong Kong purtroppo manca una cattedra di Italianistica. Lavoriamo naturalmente a stretto contatto con vari enti italiani presenti sul territorio, nell’ottica del Sistema Paese: il Consolato Generale d’Italia, la Camera di Commercio, l’Istituto per il Commercio Estero, la Società Dante Alighieri. A livello europeo, ci coordiniamo con gli altri istituti presenti sul territorio di Hong Kong nonché con gli addetti culturali dei consolati. Abbiamo anche molti contatti con scuole, gallerie d’arte, cinema, associazioni, festival.

Ha in mente qualche progetto speciale per il futuro? Da un paio d’anni, insieme al Consolato Generale d’Italia, l’Istituto lavora al festival Bellissima Italia, giunto quest’anno alla sua terza edizione, e che ambisce a raccogliere e a presentare il meglio della presenza italiana ad Hong Kong, nel settore culturale, ma anche in quello della moda, del design, del cibo, del vino, e in altri ancora. Ci auspichiamo che, nel tempo, il festival inizi ad attirare significative sponsorizzazioni e a crescere di visibilità.

Qual è stata la soddisfazione più grande? Realizzare iniziative di successo, con la partecipazione costante di diverse centinaia di persone e, ovviamente, incontrare artisti, conferenzieri, persone speciali, di grande talento, veri ambasciatori della nostra cultura nel mondo. Il nostro Istituto è operativo solo dal 2011: da allora sono stati realizzati numerosi eventi che il nostro pubblico ricorda con grande trasporto. Credo sia importante continuare a costruire nel solco dell’ottimo lavoro svolto finora.

Un lavoro indubbiamente interessante il Suo. Che cosa consiglierebbe ad un giovane che volesse intraprendere una carriera simile alla Sua? Per accedere all’area della promozione culturale, è necessario superare un concorso presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Dopo un periodo di formazione a Roma, solitamente il modo migliore per imparare è sul campo, quindi, prestando servizio presso uno degli Istituti della rete. Dedicarsi allo studio delle lingue indubbiamente rappresenta un’opportunità in più. Io personalmente parlo correntemente inglese, francese, spagnolo, tedesco, polacco russo e portoghese.