Il grande amore dei danesi per l’Italia: intervista esclusiva al Dottor Fabio Ruggirello, Direttore dell’Istituto Italiano di Copenaghen

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Recentemente la Danimarca si è resa protagonista di un importante atto di mecenatismo nei confronti del nostro paese: l’Accademia di Danimarca, in collaborazione con la Fondazione Carlsberg, ha firmato con la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali una convenzione del valore di 1.500.000 euro per riportare alla luce il Foro di Cesare nella sua interezza. Un atto di generosità che dimostra il grande amore del popolo danese per l’Italia. Sono circa 600.000 i danesi che, ogni anno, passano più di 3 giorni in Italia; un numero enorme se si pensa che la Danimarca è abitata da poco più di 5 milioni di persone: significa che, ogni anno, un danese su otto trascorre almeno 3 giorni in Italia. Come tutti gli scandinavi, i danesi apprezzano particolarmente la pace e la ricchezza culturale dei piccoli borghi di Lazio, Umbria, e Liguria. Negli ultimi anni si è anche sviluppato un grande interesse verso le proprietà immobiliari e in alcuni piccoli centri dell’alto Lazio e dell’Umbria sono nate vere e proprie comunità danesi. Ne abbiamo parlato con il Dottor Fabio Ruggirello, Direttore dell’Istituto Italiano di Copenaghen, che con entusiasmo e dedizione cerca di soddisfare la sete d’Italia che lì si percepisce.

Qual è il vostro pubblico di riferimento? Si tratta prevalentemente di persone interessate all’Italia. L’Istituto, con i suoi oltre 60 anni di storia, è un’istituzione molto conosciuta e i danesi amano frequentarlo per mantenere vivo il contatto con l’Italia. Abbiamo circa 250 studenti all’anno, alcuni dei quali, si iscrivono più volte ai nostri corsi perché offriamo programmi quadrimestrali.

Quali sono le azioni da Lei svolte per promuovere la lingua e la cultura italiane in Danimarca? Il nostro obiettivo è quello di offrire un’immagine dell’Italia legata soprattutto alle eccellenze del presente e, possibilmente del futuro, senza trascurare il passato. In termini concreti cerchiamo di promuovere quegli aspetti della cultura contemporanea italiana che nel Nord-Europa non sempre vi sono associati, cioè la fotografia, il cinema, l’alta tecnologia e la ricerca scientifica. Ovviamente senza trascurare i settori tradizionali per i quali il nostro Paese è molto apprezzato a queste latitudini: l’opera, l’arte antica e rinascimentale, la cucina. Sul versante della promozione linguistica, ci impegniamo a offrire corsi di alto livello: il nostri studenti, una volta varcata la soglia dell’Istituto, vivono una vera e propria esperienza culturale. È come se, per un paio d’ore, entrassero in un pezzetto di Italia catapultato nel centro di Copenaghen. Questo fa la differenza rispetto alle altre numerose offerte presenti in città e fa ricadere su di noi la preferenza.

Quali iniziative hanno maggior successo? Sicuramente quelle legate al cinema e alla musica. La Danimarca ha una grande tradizione cinematografica e il pubblico è molto competente. Il cinema italiano contemporaneo però, a parte l’esplosione post-Oscar del fenomeno Sorrentino, stentava a farsi spazio in Scandinavia. Grazie ad una serie di iniziative, fra cui la rassegna Grazie Gloria, che hanno visto lo sforzo congiunto di Rai-Cinema e di istituzioni danesi, si è aperta la strada alla diffusione del cinema italiano contemporaneo di qualità. Il pubblico ha risposto con grande entusiasmo: sale piene, biglietti esauriti giorni e giorni prima, anche per film di forte impatto come Sacro GRA di Rosi, molto “italiani” come Il giovane favoloso di Martone o anche per le novità assolute per l’Italia stessa, come il pluripremiato Lo chiamavano Jeeg Robot di Mainetti. Grazie Gloria ha acceso un faro sulla Danimarca, e attraverso questa sulla Scandinavia, come possibile mercato per la distribuzione di film italiani. Per quanto riguarda la musica, quella classica italiana ha un notevole successo: il nuovo direttore dell’Orchestra della Radio Nazionale Danese è il maestro Fabio Luisi e opere italiane sono regolarmente inserite nel cartellone del Teatro Reale e dell’Opera di Copeanaghen. Il maggiore evento promozionale, organizzato direttamente dall’Ambasciata e dall’Istituto, è il concerto di musica italiana presso la Sala dei Marmi della Ny Carlsberg Glytptotek di Copenaghen, il più grande museo privato danese. Grande successo hanno anche le iniziative legate al jazz. Quello italiano è molto apprezzato: Stefano Bollani ha un Danish Trio e Paolo Fresu è spesso ospite dei migliori jazz club e festival del Paese. L’Istituto promuove, inoltre, i musicisti italiani in diverse rassegne e attraverso concerti che si tengono nel nostro stesso auditorium.

Quali sono le maggiori sfide del Suo lavoro? Promuovere in Danimarca aspetti della cultura italiana che normalmente non sono legati all’immagine del nostro Paese in Scandinavia. In questo mi ha sostenuto la folta e crescente comunità scientifica italiana presente nei principali atenei ed enti di ricerca danesi. Gli italiani stanno dando un contributo decisivo alla crescita scientifica del Paese: tecnici, ricercatori e professionisti italiani qui sono ai vertici di numerose istituzioni e sempre più spesso l’Italia viene associata all’eccellenza scientifica e tecnologica. L’Istituto ha organizzato una serie di conferenze intitolate Ricercatori italiani in Danimarca, in cui specialisti in svariate discipline hanno presentato al pubblico i progetti di ricerca di altissimo livello. Ogni anno, inoltre, l’Istituto collabora con l’Ambasciata Italiana all’organizzazione della Giornata dei Ricercatori Italiani in Danimarca, un evento mirato a fare il punto sullo stato delle relazioni fra i due paesi nel settore della ricerca e della cooperazione scientifica ed universitaria. Nelle passate edizioni hanno partecipato ospiti del calibro di Giacomo Rizzolatti e Salvatore Settis.

Con quali enti locali, pubblici o privati, collaborate principalmente? L’Istituto ha partnership consolidate con le principali Istituzioni culturali del Paese. Alcuni nomi per tutti: l’Istituto Danese per il Film e la Cinemateca di Stato, la Ny Carslberg Glyptotek, lo Statens Museum for Kunst, il Museo Hirschsprung di Copenaghen, il Museo Moesgaard di Højbjerg nello Jutland.  La collaborazione avviata con tutte queste realtà, e con molte altre in tutto il Paese, consente ad artisti ed opere italiani di presenziare all’interno di cornici davvero prestigiose.

Un ricordo speciale di questa esperienza? L’incontro con Dario Fo in una delle due ultime apparizioni pubbliche all’estero. È stato nel novembre del 2015, in occasione del Festival Internazionale del Libro. Fo era venuto a Copenaghen per presentare il libro C’è un re pazzo in Danimarca. Era già un po’ appesantito dall’età ma ha interagito con la sua solita vitalità ed energia con una platea gremita all’inverosimile presentando ai danesi un re poco conosciuto ma importante, perché primo promotore di riforme democratiche in un Paese europeo, ancora prima della Rivoluzione Francese. Conoscere personalmente Dario Fo di persona è stato davvero un privilegio.

Qual è stata la soddisfazione più grande? Aver lavorato alla chiusura di un lungo contenzioso fra la Ny Carslberg Glyptotek di Copenaghen e il nostro Ministero dei Beni e delle Attività Culturali riguardo al corredo funebre di un’intera tomba etrusco-sabina di provenienza illegale, incautamente acquisito negli anni Settanta dal Museo. La soluzione è arrivata nel giugno del 2016 con un accordo che contempla la restituzione all’Italia, che li reclamava da lungo tempo, dei reperti in cambio di prestiti di lunga durata di materiale archeologico di pari entità, che contribuirà a rigenerare la collezione del museo danese e ne farà un polo di attrazione scientifico- turistico verso la ricchissima area dell’Etruria.

Quali saranno le nuove sfide per il futuro? Sono ormai quasi a fine mandato a Copenaghen. Mi sto impegnando a lasciare al mio successore un Istituto ben radicato nel tessuto culturale cittadino e nazionale, con un bacino di pubblico consolidato.

Ha in mente qualche progetto speciale? Dato che il tema di quest’anno è L’italiano al cinema, l’italiano nel cinema, la Settimana della Lingua Italiana 2017 avrà un sapore speciale in Danimarca per via dell’interesse crescente per il nostro cinema. Sono in programma diverse iniziative che coinvolgeranno attori e registi italiani. Per il 2018, invece, è in programma una mostra molto importante dedicata alla civiltà nuragica presso il museo Moesgaard di Højbjerg nello Jutland. Sarà un’eccezionale occasione di collaborazione con una delle istituzioni museali più attive nel Paese e di promozione della Sardegna in Danimarca.

Qual è il progetto che Le sta più a cuore? L’organizzazione dei corsi di lingua italiana. Si tratta di un’attività alla quale dedichiamo molte energie e che dà tante soddisfazioni: non solo costituisce un’importante fonte di autofinanziamento, ma anche consente all’Istituto, quotidianamente frequentato da moltissime persone, di essere un organismo vivo ed immerso nel tessuto della città. Lo studio della lingua è il principale veicolo della promozione culturale del nostro Paese. La collaborazione con l’ASILS è per noi strategica: le borse di studio offerte dalle scuole ASILS, a totale o parziale copertura dei costi di iscrizione, sono molto apprezzate dagli studenti. L’affiliazione di una scuola all’ASILS è per noi garanzia della qualità dell’offerta didattica e del servizio proposto da un istituto in Italia.

Abbiamo sentito parlare dell’iniziativa Residenze d’Artista, di che cosa si tratta esattamente? È progetto voluto fortemente dall’Ambasciatore Queirolo Palmas e mirato alla valorizzazione di giovani talenti italiani che si sono distinti nei settori culturali ed artistici dove le relazioni italo-danesi sono particolarmente fertili: il jazz, il design, la ricerca sul disegno antico, la fotografia e la danza. L’artista viene selezionato attraverso un concorso presieduto da una giuria di esperti e, oltre alla possibilità di svolgere un tirocinio all’interno di un’istituzione culturale danese, usufruisce per tre mesi di un alloggio gratuito in uno spazio, separato ed autonomo, all’interno della Residenza dell’Ambasciatore.  A conclusione del percorso ha l’opportunità di presentare il risultato del suo lavoro attraverso un evento modulato a seconda del settore di competenza. Si tratta davvero di una grande occasione di formazione e valorizzazione per i nostri giovani talenti e ho partecipato con grande entusiasmo alla realizzazione del progetto.